Lailalà

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“Cioè… vedete lì, dove l’acqua arriva… sale sulla spiaggia poi si ferma… ecco, proprio quel punto, dove si ferma… dura proprio solo un attimo, guardate, ecco, ad esempio lì… vedete che dura solo un attimo, poi sparisce, ma se uno riuscisse a fermare quell’attimo… quando l’acqua di ferma, proprio quel punto, quella curva… è quello che io studio. Dove l’acqua si ferma.” “E cosa c’è da studiare?” “Be’, è un punto importante… a volte non ci si fa caso, ma se ci pensate bene lì succede qualcosa di straordinario, di… straordinario.” “Veramente?” Bartleboom si sporse leggermente verso la donna. Si sarebbe detto che avesse un segreto da dire quando disse “Lì finisce il mare.” Il mare immenso, l’oceano mare, che infinito corre oltre ogni sguardo, l’immane mare onnipotente – c’è un luogo dove finisce, e un istante – l’immenso mare, un luogo piccolissimo e un istante da nulla. Questo, voleva dire Bartleboom.

La donna fece correre lo sguardo sull’acqua che scivolava incurante, avanti e indietro, sulla sabbia. Quando rialzò gli occhi su Bartleboom erano occhi che sorridevano. (presso Carpe Diem Passeig maritim)

“Cioè… vedete lì, dove l’acqua arriva… sale sulla spiaggia poi si ferma… ecco, proprio quel punto, dove si ferma… dura proprio solo un attimo, guardate, ecco, ad esempio lì… vedete che dura solo un attimo, poi sparisce, ma se uno riuscisse a fermare quell’attimo… quando l’acqua di ferma, proprio quel punto, quella curva… è quello che io studio. Dove l’acqua si ferma.” “E cosa c’è da studiare?” “Be’, è un punto importante… a volte non ci si fa caso, ma se ci pensate bene lì succede qualcosa di straordinario, di… straordinario.” “Veramente?” Bartleboom si sporse leggermente verso la donna. Si sarebbe detto che avesse un segreto da dire quando disse “Lì finisce il mare.” Il mare immenso, l’oceano mare, che infinito corre oltre ogni sguardo, l’immane mare onnipotente – c’è un luogo dove finisce, e un istante – l’immenso mare, un luogo piccolissimo e un istante da nulla. Questo, voleva dire Bartleboom.

La donna fece correre lo sguardo sull’acqua che scivolava incurante, avanti e indietro, sulla sabbia. Quando rialzò gli occhi su Bartleboom erano occhi che sorridevano. (presso Carpe Diem Passeig maritim)

Filed under oceano mare baricco sea mare schiuma

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dreams-in-my-sky:


La donna che aspetta non si guarda dietro, non si guarda davanti.
Si guarda dentro, e cresce. La donna che aspetta invoca il vento, le stelle, i mari, 
e culla nei suoi occhi i sogni che fanno girare la terra.
La donna che aspetta sa che non è la barca, quel che lei aspetta;
ma che è la barca che sta aspettando lei.
 

J. Haddad

dreams-in-my-sky:

La donna che aspetta non si guarda dietro, non si guarda davanti.

Si guarda dentro, e cresce. La donna che aspetta invoca il vento, le stelle, i mari,

e culla nei suoi occhi i sogni che fanno girare la terra.

La donna che aspetta sa che non è la barca, quel che lei aspetta;

ma che è la barca che sta aspettando lei.

 

J. Haddad

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littlelimpstiff14u2:

Martine Feipel & Jean Bechameil

 ( A Thousand Years )
Anybody interested in the work of Martine Feipel & Jean Beachmeil soon realises that the notion of space is central to it. This is also the case in the artwork presented for the 2011 Venice Biennale. The observer is presented with a single idea: the obvious necessity of finding a new type of space.

At the root of their work is an awareness that sensorial perception has physiological limits – and that our conception of space is historically dated. Henceforth, in the wake of the philosophy of Jacques Derrida, it is a case of trying to go beyond the limit of a place to find a new one. This comes down to thinking about the meaning of the limit and the meaning of space which is mainly the result of tradition. The important thing is not to overstep or transgress the law by crossing the limit but to ‘‘open’’ a space at the very heart of the former space. This opening does not create new space to occupy, but rather a sort of pocket hidden inside the old meaning of the limit. It is about an opening in space according to the principle of slippage. This internal slippage and the recreation of space always implies the destruction of an institution. The meaning of the word “space” is profoundly destabilised. In this, our two artists are very topical because the management of space is in crisis. This space we think of as living space is simultaneously a space of action, orientation and communication. The development of science and technology, the erosion of particular visions of the world and traditional value systems, the structural crisis of the economy and the exacerbation of the issue of logic question a traditional conception of space and management that only thinks in terms of fields of competence and is obsessed with the constraints of growth and valorisation. We live in a period of mutation in which past models of orientation and action no longer work.

http://www.feipel-bechameil.lu/

http://thisispaper.com/Martine-Feipel-Jean-Bechameil-Le-Cercle-Ferme

(via slowartday)